Consiglio di lettura: Parchi urbani e campi gioco – 2 Rimini

Parchi urbani e campi gioco. Progettazione, sicurezza, gestione e animazione del verde pubblico
Il volume è il risultato di una ricerca che è stata promossa inizialmente dal Dipartimento di Urbanistica dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ma si è ben presto collegata con altri Enti, Istituti italiani e stranieri e con singoli studiosi i quali, sia pure da angolazioni diverse, si occupano, spesso con incomprensioni e/o con scarsi mezzi, delle problematiche relative ai parchi urbani ed ai campi gioco.

Esso ha tratto i suoi auspici da un Convegno Nazionale promosso dal Comune di Rimini, particolarmente sensibile ai tempi ambientali ed alla progettazione/gestione del verde pubblico, e patrocinato dal CIGI, (Comitato italiano per il gioco infantile).
Vi riportiamo una piccola parte dal capitolo dedicato a: “Rimini: giocare nel verde. Un problema urbano ed urbanistico” di Renzo Sancisi, (allora responsabile del verde e impianti sportivi del Comune di Rimini). Tenete presente che i libro è stato stampato nel 1988 e quanto riportato qui sotto ha valore puramente storico.

Fontana di quattro cavalli, immagine di Ludovica Gregori

2. Il dopoguerra
Negli anni ’50, in una Rimini segnata da profonde ferite belliche (80% degli edifici coliti) e che a ridosso  della cinta muraria aveva ancora campi e orti, i circa 18.000 bambini non avevano a disposizione alcuna attrezzature per il gioco e anche il verde pubblico, di fatto, non esisteva. Gli unici giardini della città erano: i giardini Ferrari, nel Centro Storico; quelli della Stazione Ferroviaria Centrale e della stazione di Viserba e il verde dello Stadio; il Parco Indipendenza (parte del quale ad uso esclusivo del “Grand Hotel“) e il verde in fregio agli edifici della Capitaneria di Porto, al mare. Il tutto per circa 50.000 mq. di superficie.
Eppure si giocava tanto! La strada, i cortili, le aree adiacenti alle case, erano i “campi gioco” spontanei e stimolanti di allora. 
Si scavavano buche, ci costruivano capanne e altri “edifici”, sfruttando gli alberi delle residue “piantate”, si inventavano “attrezzi” utilizzando tutto ciò che fosse disponibile, manipolando terra, acqua… e fuoco. Organizzati in gruppi di diverse età, i più piccoli imparavano dai più grandi.
Lunghe ore di gioco all’aperto (nelle case non c’erano i televisori) seguendo ed adattandosi alle stagioni, erano avventura ed esplorazione, invenzione e cimento, competizione e amicizia, libertà e divertimento, crescita.
I parchi gioco si “autocostruivano”.
Rimini contava 80.000 abitanti (1953), comprendendo anche Bellaria – Igea Marina che si sarebbe distaccata, formando Comune a sé, nel 1956 – non c’era certo un’auto per ogni famiglia e le strade erano più sgombere, più sicure, per i bambini e per i loro giochi.
Al mare il turismo estivo funzionava con i circa 300 esercizi alberghieri. Si innalzavano alcuni nuovi alberghi, spuntavano i primi ristoranti al mare, i “dancing”, i caffè.
I veri giochi, ovviamente, si facevano in spiaggia e nel mare. Sabbia e acqua per chilometri e in piena liberà di adoperarli, con i bagnini (molti meno d’oggi) che non avevano ancora incasellato e segnato scrupolosamente i loro preziosi territori e che non spazzavano via dai camminamenti ogni granello di sabbia fuori posto.
Nel settore scolastico eccezione, non solo riminese ma quantomeno nazionale, era l’attività del C.E.I.S., l'”Asilo Svizzero”. Qui per i bambini della scuola materna ed elementare erano già allora disponibili attrezzi ludici polivalenti, con elementi semplici, primari, che servivano alla nota multiforme attività didattico-ricreativa del Centro.

vecchie strutture gioco anni ’80 presenti nelle spiagge di Rimini fino pochi anni fa

3. Gli anni del “Boom”

I primi anni ’60 vedono a Rimini una popolazione di oltre 100.000 anime. I campi a ridosso della ferrovia o delle mura spariscono lasciando post ad un’edilizia abitativa da miracolo economico, la stessa che nella zona mare colma ogni metro quadrato di terreno destinato ad albero, pensione, negozio, bar, ecc.
Nel 1961 gli esercizi alberghieri sono diventati più di mille; nel 1967 millecinquecento.
Il turismo, a quel punto, ha per sinonimo Rimini: oltre 1.730.000 arrivi sono registrati nel quinquennio 1960-1964.
Nel quinquennio ’59-’63 vengono costruite nel Comune di Rimini 10.000 nuove abitazioni! I riminesi, come gran parte degli italiani, scoprono il gusto dell’automobile che ormai compare in ogni famiglia.
I bambini però, scoprono che anche la strada è meno ospitale per le loro scorribande, l’auto domina sempre più la scena urbana. Dopo la demolizione, nel 1954, della fontana del Kursaal (meglio conosciuta come “fontana dei quattro cavalli”) una strada ad alto traffico veicolare taglia fisicamente in due il Parco Indipendenza, collegando la “Rotonda” e il lungomare al viale Principe Amedeo.
Diventa sempre più difficile giocare spaziando liberamente; nei cortili con regolamento condominiale si disturba. 
Parchi e giardini non crescono al pari di case e alberghi; nel decennio il verde pubblico di nuovo impianto sfiora a fatica i 40.000 mq., la parte più cospicua dei quali sono i circa 25.000 mq. del “Parco Fratelli Cervi”. Il giardino è realizzato sulla tombinatura del torrente Ausa, nel tratto di circa 500 metri fra l’Arco d’Augusto e la via Roma.
Una svolta nella politica urbanistica della città si ha nel 1965 quando il Consiglio comunale adotta il “Piano regolatore Generale”. È il Piano della riduzione degli indici di fabbricabilità. 

vecchie strutture gioco anni ’80 presenti nelle spiagge di Rimini fino pochi anni fa

4. Vivere nel verde
Nel anni ’70 l’Amministrazione comunale di Rimini, sull’onda di una maggiore e diffusa coscienza ecologica e in una mutata situazione storico-economica generale, compie sistematicamente e con il massimo dell’impegno permessole dalle possibilità finanziarie concesse, quelle scelte di riequilibrio indicate negli strumenti urbanistici di cui si dota.
Così, in un decennio di impegno, la città di Rimini mettendo in pratica gli slogans coniati quali “Vivere nel verde”, “Una Città per uomo”, “Sviluppo sano in un ambiente protetto”, si è dotata di nuove aree verdi che, oggi, unitamente, alle poche preesistenti, raggiungono, nel complesso, oltre un milione di metri quadri, variamente distribuiti nei 10 Quartieri.
E il gioco dei bambini?
Il rischio grosso è l’alternanza da un luogo codificato ad altri analoghi, preparati dagli adulti. Scuola, famiglia, sport, tutti impongono schemi comportamentali al bambino. Gli va perciò offerto “l’antidoto” della maggior libertà e creatività almeno nel gioco.
Alla fine del 1984 abitano a Rimini oltre 130.000 persone. La popolazione scolastica da 0 a 13 anni è di circa 23.500 elementi. A tutt’oggi sono attrezzate a gioco 40 aree inserite nel verde pubblico di diversa tipologia. Gli attrezzi ludici installati assommano a 160, di varia qualità e tipo. Alcuni sono “complessi” articolati con più funzioni. Sono sempre installati o in vere e proprie sabbiere o in aree cordolate riempite con ghiaietto sciolto drenante o montati direttamente sul terreno a prato. Spesso, nelle aree più ampie, sono affiancati a campetti liberi per il calcio, pallavolo, basket o alle piste di pattinaggio. In qualche caso si è riutilizzato un vecchio veicolo (locomotiva, ecc.).
Nel 1974 furono installati nei parchi riminesi attrezzi gioco ordinati in Svezia, non essendo stato possibile reperire in Italia alcunchè di simile. Erano i giochi di produzione della Nola di Stoccolma costruiti in legno resinoso nordico.
Installammo gabbie di arrampicata, casette-scivolo, cavallucci mobili, complessi ginnici e altalene che costituirono un “punto e a capo” nella dotazione delle aree verdi e pubbliche.
Questi giochi convivevano  con altri attrezzi realizzati per lo più in metallo, alcuni dei quali moto rozzi, eredità degli anni ’60, datati sia come concezione che come realizzazione.
Non siamo tuttavia i soli a ritenere che gli attrezzi ludici, diversificati per fasce d’età di fruizione, possa e debbano venire realizzati  con i più diversi materiali. 
La scelta dei materiali la più vasta possibile, concorda il CIGI, offre al bambino maggior numero di stimoli ed esperienze (motori, tattili, intellettivi, ecc.). Quindi non solo legno, come la moda attuale vorrebbe, ma ogni materiale purché “mirato” e sicuro per attrezzature ludiche polivalenti e modulari al massimo e le più aperte possibile ad essere riciclate ed usate diversamente.
La manutenzione ordinaria e straordinaria dei campi gioco all’interno del verde pubblico di Rimini è effettuata da una squadra del “Servizio Giardino” dell’A.M.I.A. composta di 4 elementi (1 responsabile. 1 fabbro, 1 falegname, 1 muratore), ed è dotata di un camioncino attrezzato ad officina mobile per gli interventi in sito.

vecchie strutture gioco anni ’80 presenti nelle spiagge di Rimini fino pochi anni fa

Un breve racconto di Claudia Protti ambientato ai giardini presso la stazione di Viserba:
Questa mattina, Samuele dorme ancora, ho letto il capitolo dedicato alla città in cui vivo: “Rimini: giocare nel verde. Un problema urbano ed urbanistico” di Renzo Sancisi. Mi sono emozionata perché si tratta di una piccola lezione di storia sui parchi della mia città di mare. Beh in realtà vivo a Viserba ma viene citato anche il piccolo parco vicino alla stazione dei treni dove da piccola andavo a giocare con mia sorella e le cugine della Brianza. Non potrò mai dimenticare quelle attrezzature gioco di arrampicata, semplici tubi di metallo che delineavano i lati di grandi cubi posati gli uni sugli altri in altezza sui quali arrampicarsi. Uno per i bambini piccoli e uno per quelli più grandi, (più difficile da scalare). 
E la vecchia “altalena” dotata di una base su cui salire alle cui estremità erano fissate due piccole panche con schienale, (oggi non credo esista più e immagino non rispetti l’attuale normativa sulla sicurezza). Stavamo sedute su quelle piccole panchine spingendo i piedi sulla base di metallo a cui erano agganciate per far oscillare il gioco e intanto cantavamo a squarciagola le canzoni dei vecchi cartoni animati degli anni ’80. 

Alcune immagini di Rimini nelle cartoline dagli anni 1920 agli anni 1970 sul sito “Sei di Rimini se…”:
http://www.seidiriminise.it/scopri-rimini-romagna/storia-di-rimini/approfondimenti/rimini-tra-il-1920-e-il-1970.html

Claudia Protti & Raffaella Bedetti – © Parchi per Tutti

 

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