Un parco giochi, ma per chi? di Tonino Urgesi – Riflessioni
06 Mar 2019

Un parco giochi, ma per chi? di Tonino Urgesi – Riflessioni

«In giro per l’Italia – scrive Tonino Urgesi – stanno nascendo come funghi i parchi gioco cosiddetti “inclusivi”. Da una parte dovrei essere contento di queste nobili iniziative, ma dall’altra mi pongo una domanda: perché un bambino con disabilità deve avere un gioco solo per disabili? Si dovrebbe invece incominciare a non creare più differenze, etichette, stereotipi e quindi non vorrei più leggere che si vogliono organizzare giochi o parchi “per bambini con disabilità”»

Anch’io da bambino volevo andare sull’altalena, per me rappresentava una sorta di libertà. Ma la libertà stava nel fatto che abbandonavo la carrozzina. Se il genitore mette sull’altalena il bambino insieme alla carrozzina, mi chiedo… dove sta quella libertà per il loro figlio? 
Mi ricordo, invece, quando i miei amici mi toglievano dalla carrozzina e provavo un contatto fisico con loro. Dalla carrozzina passavo a quell’altalena, e in quel passaggio sentivo le gambe del mio amico che mi rendevano libertà, e gli altri miei coetanei mi spingevano. Era un’altalena come tante, era un gioco come molti.

Allora la mia domanda si ripropone: chi vuole veramente questi giochi “inclusivi”? Il bambino con disabilità o i genitori? Che ancora una volta vedono il figlio o la figlia solo come disabili, e li vogliono preparare a un “mondo disabile”?

Non vorrei più leggere che si vogliono organizzare giochi o parchi “per bambini con disabilità”; auspicherei, piuttosto, di togliere definitivamente questi giochi,…

Fonte: http://www.superando.it/2019/03/05/un-parco-giochi-ma-per-chi/

Caro Tonino Urgesi grazie per le tue parole! Riteniamo però necessari alcuni chiarimenti:

  • Un parco inclusivo è un’area giochi per tutti! Non è un parco per “per bambini con disabilità”. È vero che spesso giornalisti e comunicati stampa delle PA utilizzano questa descrizione ma è solamente per attirare lettori, per “giocare” con il pietismo che piace a tante persone: “mettiamo nel parco dei giochini per i poveri sfortunati bambini disabili” e i cittadini si commuovono e applaudono: “grazie per questa bella cosa che avete fatto!”.
  • Si parla di “parchi inclusivi” perché è una tipologia di parco differente da quello “classico”. Ogni nuovo parco realizzato in ogni città dovrebbe, nel rispetto dei diritti di tutti, essere accessibile e dotato di strutture fruibili a tutti gli utenti in quanto spazio pubblico; purtroppo ad oggi le amministrazioni realizzano ancora parchi nei quali manca anche la base che permette l’inclusione sociale: l’accessibilità. È per questo motivo che è importante sottolineare che un parco è inclusivo ovvero accessibile e fruibile a tutti i cittadini. Naturalmente noi speriamo che in un futuro non troppo lontano si possa parlare di parco giochi, parco giochi e basta, e dare per scontato che sia uno spazio dove tutti, anche coloro che hanno una disabilità, possono giocare
  • Di giochi riservati a bambini con disabilità ne esistono pochi al mondo, pochissimi: in pratica solamente uno ovvero l’altalena con pedana sulla quale può salire una carrozzina. È presente in più di 400 parchi e giardini italiani e noi riteniamo che non sia per nulla inclusiva ma anzi simbolo di divisione tra bambini “normodotati” e bambini con disabilità. Importante però è la progettazione! Un’altalena “normale” non è adatta a tutti i bambini, ce ne sono alcune dotate di schienale, cinture di sicurezza o altalene con la forma di un nido. Un parco giochi inclusivo non si improvvisa, i risultati sarebbero pessimi e a rimetterci sarebbero i bambini. Un parco inclusivo necessita di progettazione perché bisogna pensare attentamente all’accessibilità ovvero a garantire facile transito a chi è seduto in carrozzina ma anche ai ciechi o ipovedenti! Un parco inclusivo necessita di scelte mirate riguardo le strutture gioco che possono anche essere alte strutture con parete di arrampicata, (sarebbe scorretto negare l’arrampicata a chi può camminare), ma deve offrire un alto numero di divertimento e sfida anche a chi ha difficoltà a camminare, vedere, difficoltà a relazionarsi. 

Speriamo di non aver esagerato ma ci sembravano doverose queste precisazioni. 

Ah! Ultima precisazione… magari i parchi inclusivi stessero nascendo come funghi! In tutta Italia ce ne sono poco più di 60, tutti gli altri titoloni che annunciano un parco inclusivo sono spesso aria fritta perché un’altalena per utenti in carrozzina installata in un angolo di un parco “classico” non rende inclusivo un parco. Neppure un’altalena a cestone in un parco dove sono presenti altre 10 strutture inaccessibili a bambini con disabilità rende il parco inclusivo ma spesso i Sindaci dichiarano questo ai cittadini. Questo è frutto della mancanza di progettazione: tante amministrazioni consultano un catalogo di strutture gioco, scelgono 3 giochini credendo siano adatti a tutti e poi magari li installano pure su un fondo di ghiaia. 😛

Claudia Protti & Raffaella Bedetti – © Parchi per Tutti

 

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