Combattere le barriere con l’altalena per carrozzine…

Saverio Tommasi e Iacopo Melio sono nostri amici, (conosciamo le battaglie di Iacopo e apprezziamo i video di Saverio, sono persone che stimiamo e sosteniamo), ma su questa immagine che hanno condiviso non siamo molto d’accordo.

Combattere le barriere architettoniche e mentali per noi significa ambire a un mondo in cui tutti hanno gli stessi diritti e possono quindi svolgere le medesime azioni dove, come e quando vogliono. Questa altalena purtroppo non garantisce pari diritti. Si tratta di un gioco adatto solamente a bambini che utilizzano la carrozzina, non può essere utilizzato da un bambino normodotato, da un bambino con lieve disabilità motoria, da un bambino cieco o sordo o con disabilità intellettiva…
Inizialmente, quando è apparso sull’ampio mercato delle attrezzature per parchi gioco, è sembrata una buona soluzione per permettere ai bambini che usano la carrozzina di dondolare come fanno altri bambini sulle altalene classiche ed è stato installato in tante città italiane, (140 altalene, dati aggiornati al 10/12/15). Successivamente ci si è resi conto che queste altalene non sono adatte a parchi pubblici perché possono diventare pericolose se utilizzate da un gruppetto di bambini non sorvegliati dai genitori ma soprattutto ci si è resi conto che non è giusto installare un’altalena in un parco dove sono presenti giochi che possono utilizzare solamente bambini normodotati e dare la possibilità a un bambino che usa la carrozzina di utilizzare solamente questa altalena e non gli altri giochi!
Questa si chiama integrazione, (o segregazione?). Noi vogliamo INCLUSIONE.
Questa altalena spesso viene installata in parchi, giardini o altri luoghi isolati da aree gioco, talvolta viene posizionata su erba, ghiaia o terra battuta, (terreni che tutti sanno non essere propriamente facilmente percorribili in autonomia da un bambino che usa la carrozzina). In alcuni casi si tratta proprio di un gesto al fine di dichiarare che si è fatto qualcosa per i disabili. Disabili? Questa parola ci piace poco, infatti solitamente utilizziamo il termine “persona con disabilità” e con poco sforzo sappiamo che le disabilità sono davvero tantissime mentre questa altalena permette di dondolare a una piccolissima minoranza di bambini affetti da patologie diversissime tra loro.
Questa altalena non permette ai bambini di interagire tra loro, di GIOCARE INSIEME.
A voi piacerebbe questo gioco per vostro figlio? O preferireste vederlo giocare in una casetta accessibile, una giostrina girevole o gondola su cui possono salire tutti?
Le barriere vanno abbattute, non c’è dubbio, ma bisogna essere attenti a quello che si chiede. Noi vogliamo inclusione!
Vogliamo un parco privo di barriere architettoniche, un parco con un buon numero di giochi accessibili anche a bambini che usano la carrozzina, a bambini ciechi o ipovedenti. Non devono mancare i giochi di arrampicata o altro tipo che possono essere utilizzati da chi può correre e arrampicarsi perché appunto devono essere garanti a tutti pari diritti di giocare e sperimentare. Non deve mancare la sfida, un bambino deve poter sperimentare i propri limiti, provare l’emozione di girare, dondolare, oscillare, scivolare ma… Soprattutto deve avere la possibilità di stare insieme ad altri bambini e di provare a instaurare con essi una relazione: parlare, inventare, ridere, giocare, litigare, trovare soluzioni insieme. Questo è possibile solo in un parco inclusivo. Un parco dove tutti i bambini possono accedere con facilità e utilizzare le medesime strutture.

Certo nessuno vieta a Sindaci e Associazioni di installare questo gioco in un parco ma prima di tutto pensiamo a realizzare un’area dove tutti i bambini possono conoscersi e stare insieme, partiamo da ciò che è più utile per i nostri cittadini del futuro. Se volete inserire anche questa altalena fatelo, (magari in un parco sorvegliato), ma non deve essere l’unico gioco dichiarato “accessibile”, “per disabili”, “inclusivo”, o come volete chiamarlo, (in realtà è solo un’altalena per uso riservato a carrozzine), di un parco o di una città.

Alcuni dati da http://www.mobilita.com/rivista/092000/0premessa.htm
Secondo le stime dell’ISTAT (dati 1994, confermati dai primi risultati 1999), in Italia vivono al loro domicilio circa 2 milioni e settecentomila persone in età superiore ai sei anni definiti disabili a causa di limitazioni nell’espletamento delle attività nella vita quotidiana, (confinamento individuale, disabilità nelle funzioni, difficoltà nel movimento, difficoltà nella vista, udito e parola). Si giunge a circa 3.000.000 di disabili se si considerano anche i bambini al di sotto dei sei anni, e, soprattutto i ricoverati in istituzioni assistenziali o sanitarie.

Fra i circa 3.000.000 di disabili si possono stimare 1.100.000 con difficoltà motorie, 350.000 ciechi totali o parziali, 800.000 persone con problemi dell’udito più o meno gravi e circa 700.000 persone con disagio mentale. Di questi, circa 1.200.000 si collocano nella fascia da 0 a 65 anni..

Soltanto in minima parte tali limitazioni vengono registrate alla nascita: infatti per il quattro per mille dei nuovi nati, circa 2.000 l’anno, vengono registrate malformazioni o malattie congenite invalidanti. La percentuale delle disabilità rilevate cresce in età scolastica quando si evidenziano in particolare le disabilità mentali. Tra gli iscritti alle scuole elementari, infatti, il tasso degli alunni in situazione di handicap sale all’1,86 per cento ed al 2,50 per cento nelle scuole medie, con una prevalenza di soggetti con insufficienze mentali.
Circa 60.000 persone sotto i 65 anni si muovono su sedia a ruote.

Claudia Protti & Raffaella Bedetti – © Parchi per Tutti

 

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