Panchina inclusiva?
09 Set 2019

Un paio di settimane fa in un gruppo facebook che si occupa di progettazione e inclusione, c’è stato uno scambio di opinioni su una tipologia di panchina per parchi che sta facendo il giro della rete. Questa panchina presenta un buco centrale che permetterebbe il posizionamento di una sedia a ruote o un carrellino per anziani che quindi potrebbero “sedersi” in mezzo a due amici e non di lato come accade in caso di panchine classiche. Ne è nata una bella discussione che riportiamo qui sotto. 

Perché riportiamo questa discussione? Perché riteniamo che quando si parla di spazi pubblici come parchi ed aree gioco il progetto sia importantissimo. Perché siamo convinte che non esiste il giochino inclusivo o la panchina inclusiva, (come è stata definita da tutti gli utenti che l’hanno vista), esiste invece il progetto per un parco inclusivo ovvero per tutti. Vorremmo che non è la panchina, non è un singolo oggetto installato in un parco a rendere il parco adatto a tutti. Ciò che rende inclusivo un parco è la competenza dei professionisti, è il progetto. Bisogna porsi domande davanti a una panchina così come davanti a una struttura gioco, bisogna chiedere agli esperti, pensare all’utilizzo pratico, vagliare ipotesi e situazioni. Sarà davvero utilizzabile quella panchina? Comoda? Non troppo costosa? Durevole?

Qual è il motivo per cui questa panchina piace così tanto? Tutti la vogliono per i parchi della propria città, è stata definita la panchina “inclusiva”. Ma lo è sul serio? Davvero è l’unica panchina al mondo in grado di creare inclusione al parco?

Ci teniamo a specificare che non siamo assolutamente contrarie all’installazione di questa panchina nei parchi, rispetto assoluto per chi ha progettato questo oggetto che sicuramente è stato realizzato con attenzione. La nostra è pura voglia di riflettere insieme sul fatto che spesso si pensa al singolo oggetto e non all’intero contesto. Al giochino e non al parco intero. 

La panchina “inclusiva”

Elisabetta Schiavone: Esistono anche le sedute singole urbane. Io opterei per due sedute anziché perdere un posto sulla panchina.

Claudia Protti: nel parco giochi Tutti a Bordo a Rimini le panchine non son state messe attaccate, tra una e l’altra c’è spazio per una carrozzina

Elisabetta Schiavone: Infatti il tema é sempre trovare soluzioni col progetto più che col prodotto anche per fornire soluzioni economicamente sostenibili. In quella panchina economicamente parlando c’è una seduta in meno o uno schienale in più…

Alcune panchine dell’area giochi “Tutti a bordo!” a Rimini

Elisabetta Schiavone: di fatto in tutte queste soluzioni (Rimini) la persona é a lato perché non é detto che ci sia più di una persona con lei/lui… anzi, in verità non essendoci spazi di sosta accessibili ai lati delle due panchine la si costringe a quella posizione. Esempio: io persona in carrozzina vado al parco con il mio fidanzato e l’unico posto libero é laterale. Faccio spostare tutti? Oppure una panchina é libera e l’altra piena di persone chiassose, perché devo sedermi per forza fra le due. Inoltre la posizione affiancata non é certo la migliore per il dialogo ecco perché nelle aree di sosta spesso si vedono panchine circolari o panchine posizionate una di fronte all’altra o sedute singole posizionate a mo’ di salotto. Diciamo che se il vantaggio di arrivare con la propria sedia é quello di potersi mettere dove si vuole (mia sorella dice sempre “io la sedia me la porto da casa”) in quel modo abbiamo voluto stabilire noi dove la persona deve sostare. Qualcuno potrebbe dire che spacco il capello in 4 😬 e io confermo… é il mio mestiere. Pensare all’accessibilità per tutti significa essere attenti all’ergonomia ma anche alle modalità diverse con cui ciascuno può e desidera fruire di un luogo, alle diverse abitudini e a tutte le possibili azioni e configurazioni. La panchina sembra un oggetto banale ma non lo é, non é un semplice arredo. È un luogo. Ecco perché in un parco dovrebbero esserci sedute di forme e fatture diverse, con e senza schienali e braccioli, per dare la possibilità agli anziani di sedersi e alzarsi agevolmente ma anche agli adolescenti di amoreggiare a cavalcioni e ai bambini di utilizzarle come gioco. 😉

Esempi di sedute singole

Ovviamente poi occorre individuare i modelli più comodi per inclinazione seduta e schienale e altezza braccioli, verificare che non vi siano spigoli vivi e parti in metallo a contatto con il corpo che possono arroventarsi (braccioli inclusi). Ma secondo voi quando un’amministrazione sceglie una seduta considera tutte queste cose? Ecco perché il contributo di un professionista dell’accessibilità é importante. Mentre spesso questi luoghi vengono affidati a urbanisti (parchi, piazze ecc) che hanno altre “scale di progettazione”. Possono realizzare luoghi bellissimi e funzionali sotto altri aspetti ma poco accoglienti per le persone. Luoghi che puoi ammirare ma non ci puoi… vivere. Ovviamente sto estremizzando, ogni professionista specie uscito dall’università segue un percorso personale in cui acquisirà nuove competenze a seconda delle sue attitudini. Ma l’osservazione di ciò che mi circonda mi fa propendere per questa versione.

Tiziana Monguzzi: Tra l’altro temo che con questa panchina la persona in carrozzina si ritrovi con dietro la schiena lo spessore di 2 schienali: panca + quello della carrozzina (e se ha le maniglie di spinta anche + i cm di quelle!) quindi sarebbe in posizione molto avanzata rispetto a chi siede in panchina😒 a me darebbe fastidio

Alcuni tipi di carrozzine in cui sono evidenti maniglie e ruote che impediscono l’avvicinamento in retromarcia allo schienale della panchina

Elisabetta Schiavone: Se poi aggiungi che alcuni hanno la carrozzina basculante per potersi sdraiare questa soluzione ha ancora meno senso. Diciamo che “lo stallo” per la persona con disabilità non é mai la soluzione migliore… meglio un progetto in cui ciascuno abbia la possibilità di scegliere dove stare.


Elisabetta Schiavone: Architetto e Dottore di Ricerca in “Cultura Tecnologica e Progettazione Ambientale”. Libera professionista, svolge attività di ricerca, formazione e consulenza per la P.A. sul progetto inclusivo alle diverse scale e declinazioni. Relatrice in ambito di convegni nazionali e internazionali è autrice di contributi e pubblicazioni tecnico scientifiche in materia di accessibilità e sicurezza inclusiva. Consigliere dell’associazione nazionale CERPA Italia Onlus (Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’Accessibilità) e membro dell’“Osservatorio sui temi della sicurezza e del soccorso alle persone con esigenze speciali” del Corpo Nazionale dei Vigili del
Fuoco.

Tiziana Monguzzi: Mamma di un bambino che si sposta in carrozzina, si è battuta insieme ad altre mamme perché a Desio venisse realizzato un parco giochi per tutti i bambini. Il parco è stato inaugurato lo scorso autunno!

Claudia Protti: Blogger dal 2010, dal 2014 si occupa di un progetto di sensibilizzazione sulle aree gioco inclusive attraverso sito e pagina facebook Parchi per Tutti. Ha fatto parte del gruppo progettazione area gioco inclusiva a Rimini “Tutti a bordo!” e partecipato a seminari, convegni e tavole rotonde sulle aree gioco inclusive. Collabora saltuariamente con le amministrazioni comunali in occasione di progetti partecipati inerenti l’accessibilità di spazi pubblici, in particolare dei parchi gioco, socia UILDM.

Claudia Protti & Raffaella Bedetti – © Parchi per Tutti

 

comment 2

  1. massimo iannone

    28 Ottobre 2019 at 2:38 pm

    salve, dove possono essere acquistate le panchine inclusive?
    grazie
    Cordiali saluti

    • Parchi per Tutti

      28 Ottobre 2019 at 2:42 pm

      Parchi per Tutti non è un’azienda. Non siamo quindi in grado di rispondere ma consigliamo di leggere attentamente l’articolo. Grazie.

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